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L’Olio dei Colli di Bologna è ufficialmente IGP (Indicazione Geografica Protetta). Un riconoscimento che porta a 51 le denominazioni DOP e IGP italiane dell’olio extra vergine di oliva (42 DOP e 9 IGP) e che rappresenta un nuovo tassello nel percorso di valorizzazione dell’olivicoltura emiliano-romagnola. Con l’IGP Colli di Bologna, infatti, salgono a 46 le denominazioni DOP e IGP dell’Emilia-Romagna nel comparto cibo, 19 DOP e 27 IGP. Un patrimonio che, secondo il Rapporto Ismea-Qualivita 2025, contribuisce a una DOP economy regionale del valore complessivo di 3,99 miliardi di euro.
Ma il dato più significativo, oltre i numeri, è ciò che questa nuova denominazione porta con sé: il riconoscimento di un territorio e di una storia olivicola che negli anni non è mai stata del tutto interrotta. Dietro una sigla ci sono una fascia collinare, un microclima, varietà che appartengono a questi luoghi e famiglie che hanno continuato a prendersi cura degli olivi, a potare e raccogliere anche quando coltivare non era necessariamente la scelta più conveniente. L’IGP riconosce quindi non soltanto le caratteristiche di un prodotto, ma il legame profondo tra quell’olio e il territorio nel quale nasce.
La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna comprende i territori della Città metropolitana di Bologna a sud della Via Emilia, un’area nella quale le caratteristiche del paesaggio contribuiscono in maniera determinante alla sua identità. Qui le formazioni gessose oggi comprese nel sito UNESCO “Carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino Settentrionale” disegnano un ambiente particolare, nel quale agricoltura, natura e paesaggio si intrecciano. Anche il patrimonio varietale racconta questo legame: accanto a cultivar come Correggiolo e Frantoio, sono ammesse varietà autoctone bolognesi come Farneto, Montebudello, Montecapra e Oliveto, oltre alla Nostrana di Brisighella, che crea un ideale collegamento con un altro territorio storico dell’olio emiliano-romagnolo e con la DOP Brisighella.
In questo territorio la rete delle Città dell’Olio è già presente e radicata. Castel San Pietro Terme, Imola, San Lazzaro di Savena e Zola Predosa sono infatti Città dell’Olio, Comuni che da tempo hanno scelto di stare dentro una rete nazionale capace di tenere insieme olio, paesaggio, identità e comunità. Insieme alla CCIAA dell’Emilia, Montegridolfo e Brisighella, socia storica e territorio della DOP omonima, raccontano un’Emilia-Romagna dell’olio che non è un’eccezione, ma un sistema fatto di esperienze, territori e comunità che possono ora trovare nella nuova IGP un ulteriore elemento di riconoscibilità.
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Una prospettiva particolarmente significativa per Imola e per la rete regionale delle Città dell’Olio, come evidenzia Pierangelo Raffini, Coordinatore regionale Città dell’Olio Emilia-Romagna e Assessore del Comune di Imola: “Con la DOP Brisighella e ora l’IGP Colli di Bologna l’Emilia-Romagna ha due denominazioni che raccontano due paesaggi complementari. Imola sta nel mezzo, e sa che qui l’olivo è tornato a essere una scelta agronomica, non un ricordo di famiglia”. Per Raffini, il riconoscimento deve ora tradursi in un impegno quotidiano della rete regionale: “Il compito delle Città dell’Olio adesso è evitare che il riconoscimento resti chiuso nella filiera: presidio delle colline, contrasto all’abbandono, olio dentro le politiche turistiche e nelle scuole. Una denominazione vive se il territorio se ne prende cura tutti i giorni, non solo il giorno dell’annuncio”.

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Ultimo aggiornamento: 18-09-2026, 13:54

