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A 40 anni dal disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986, l’associazione imolese “Insieme per un futuro migliore” odv organizza una serie di eventi, aperti al pubblico, dal titolo “Il fiore della speranza ha messo radici”, in programma dal 10 al 26 aprile.

“Il programma di iniziative ha lo scopo di raccontare quanto è stato fatto dall’Associazione, a partire dal 1996, con l’avvio dell’esperienza dell’accoglienza delle bambine e dei bambini bielorussi nel territorio imolese e si avvale del patrocinio del Comune di Imola e del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola” spiega Arena Ricchi, presidente di “Insieme per un futuro migliore".

Il programma delle iniziative - Il ricco programma di iniziative, che vanno sotto il titolo di “Il fiore della speranza ha messo radici” comprende convegni, incontri pubblici, mostre fotografiche, iniziative per le scuole, spettacoli dal 10 aprile al 26 aprile.

Si comincia venerdì 10 aprile, alle ore 20,30 nel salone Sala Grandi palazzo Sersanti, con il convengo, aperto al pubblico, dal titolo “A 40 anni dal disastro nucleare: che cosa rimane nei cuori dei protagonisti”. Dopo i saluti di Silvia Poli, Presidente Fondazione CRI, interverranno Marco Panieri, sindaco di Imola, Giuliano Poletti, già Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Fabrizio Castellari, Consigliere Regionale Emilia – Romagna. Sono previsti anche gli interventi dei rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Verrà infine presentato il libro “Il fiore della speranza ha messo radici”, a cura di Vinicio dall’Ara in collaborazione con le associazioni “Insieme per un futuro migliore” odv di Imola, “Genova X Chernobyl” odv di Genova, “Vivi la Speranza” odv di Casalpusterlengo e “Aiutiamoli a sorridere” odv di Chieri.

Sempre venerdì 10 aprile, nella sala Gianni Isola verrà inaugurata la mostra fotografica di Renzo Magri e Daniele Parisi, che racconta il mondo delle bambine dei bambini bielorussi. La mostra resterà aperta fino al 26 aprile compreso.

Iniziative specifiche sono state organizzate anche per le scuole. Lunedì 13 aprile, alle ore 9, e in replica mercoledì 22 aprile, allo stesso orario, nella sala Grande di palazzo Sersanti, verrà proiettato il film “Nascono i fiori”, del regista Mauro Bartoli, per le classi II della scuola secondaria di I grado Innocenzo da Imola e al Ciofs-Fp/Er sede di Imola. Si prosegue giovedì 23 aprile, alle ore 14, nel Salone delle scuole Carducci, con le letture per le classi della scuola primaria di I grado tratte dai libri “Nel cuore dell’emergenza” e “Il fiore della speranza ha messo radici”.

Martedì 14 aprile, alle ore 20,30, nella Sala Grande di Palazzo Sersanti verrà proiettato il film “Le cicogne di Chernobyl” del regista Karim Galici. L’iniziativa è compresa nel programma “Festival dei linguaggi”, promosso da Università Aperta.

Venerdì 17 aprile, alle ore 20,30, al Teatro dell’Osservanza (via Venturini, 18 andrà in scena lo spettacolo “Chernobyl l’eco di una speranza”, che vedrà esibirsi sul palco la classe 2. A della scuola secondaria di primo grado “Innocenzo da Imola”, la Vassura Baroncini Brass e l’Ar Duoi. L’iniziativa è organizzata dalle prof.sse Francesca Grandi e Alessia Resce, con il contributo artistico dei proff. Deborah Batà, Giuliano Romagnesi e Luigi Zardi.

Infine, domenica 26 aprile, alle ore 12,00, nel giardino “Vittime di Chernobyl”, in via Fantini (Pedagna Est), alla presenza del sindaco di Imola, Marco Panieri, si svolgerà la cerimonia di commemorazione delle vittime del disastro di nucleare, a 40 anni esatti dall’incidente.

Nel 1996 al via il progetto “Bimbi di Chernobyl - Nel 1996 “Insieme per un futuro migliore” ha promosso e realizzato il progetto “Bimbi di Chernobyl”, nato per organizzare soggiorni terapeutici di minori provenienti dalle zone contaminate della Bielorussia, presso le famiglie italiane dove avrebbero potuto nutrirsi di cibi “puliti” e ricchi di vitamine e respirare aria non radioattivamente contaminata.

Va ricordato che in seguito al disastro nucleare, su richiesta dei Paesi colpiti, la comunità internazionale si mobilitò e uno degli interventi maggiormente significativi fu l’organizzazione di soggiorni terapeutici temporanei in zone non contaminate per bambini provenienti da zone contaminate.

Il soggiorno in aree non contaminate è tuttora l'unico mezzo veramente efficace per combattere e contenere i danni da radiazioni, come attestato da molteplici rilevazioni scientifiche che hanno accertato come il soggiorno dei bambini in aree non contaminate sia in grado di ridurre in maniera considerevole il tasso di Cesio 137 presente nell'organismo: dopo 30 giorni in aree pulite e con assunzione di cibo pulito i bambini perdono dal 30% al 50% del Cesio precedentemente assorbito, con punte fino al 57%.

In 30 anni, dal 1996 ad oggi, accanto al tema del risanamento fisico, si è sempre più affermata la volontà di consentire ai minori accolti, che spesso vivono in situazioni di povertà materiale, sociale, psicologica e di abbandono, di creare nuovi legami affettivi e di socializzare attraverso l’incontro e l’accoglienza. Concretamente le famiglie aderenti alla Associazione non solo hanno sostenuto i minori attraverso l’ospitalità, ma hanno continuato a seguirli anche durante tutto l’anno e negli anni nel loro Paese d’origine, diventano nonni dei loro figli e sempre di più diventando un'altra famiglia.

Sono stati più di 300 i bambini bielorussi accolti - Dall'inizio del progetto sono stati più di 300 i bambini accolti dalle famiglie aderenti alla Associazione, nel Circondario imolese, arrivando fino a Bologna e coinvolgendo Lugo, Bagnacavallo, Piangipane, Faenza nel ravennate. Il numero delle famiglie corrisponde circa a quello dei ragazzi considerando, che alcune famiglie hanno ospitato più di un bambino.

“Il nostro modulo prevedeva che i minori vivessero la quotidianità della famiglia ospitante, come avere un amico che trascorre con noi un periodo di vacanza - spiega Arena Ricchi -. Alla prima ospitalità i minori avevano un’età variabile dai 7 ai 9 anni e potevano essere ospitati per un periodo massimo di 120 giorni per anno solare e fino alla maggiore età”.

Le famiglie, definite con termine corretto “ospitanti”, garantivano ai minori il soggiorno durante il quale l'Associazione organizzava per  la durata di cinque settimane il laboratorio culturale“La Matriosca”, in cui i bambini si avvicinavano alla lingua italiana e la perfezionavano attraverso il teatro, la danza,  la musica e sport vari. Le bambine e i bambini bielorussi partecipavano alla vita della comunità imolese, sempre nella consapevolezza che terminato il periodo sarebbero ritornati “a casa”, accompagnati da un affetto che si sarebbe consolidato, con contatti più о meno frequenti, fino al prossimo ritorno.

Non tutti i bambini hanno trovato posto in famiglia, per cui, con progetti dedicati, alcuni sono stati ospitati in appartamenti insieme ai loro accompagnatori, per poi recarsi nel fine settimana presso la "loro" famiglia: in tal modo è stato possibile inserire nei progetti di ospitalità anche dei ragazzini diversamente abili che in patria vivono situazioni di assoluto isolamento.

Sul versante dell’attività sportiva, è stato privilegiato il nuoto, perché oltre che essere divertente permette di rieducare gli squilibri della colonna vertebrale come la scoliosi; inoltre alle bambine e bambini ospiti è stato fatto praticare basket, pallavolo, pattinaggio a rotelle, pattinaggio su ghiaccio.

“Fra le nostre attività annoveriamo un corso di Pronto Soccorso con personale medico dove sono stati trattati i temi del pronto intervento in caso di ustioni, ferite, eventi traumatici in genere e perdita di coscienza – aggiunge Arena Ricchi -. Inoltre, abbiamo organizzato due corsi di educazione sessuale con l’ausilio di psicologi e medici, corsi approvati dal Dipartimento dell’Educazione della Bielorussia”.

Il sostegno direttamente in Bielorussia - Oltre a questi, “Insieme per un futuro migliore” odv ha attivato numerosi progetti per sostenere economicamente e con aiuti materiali la popolazione direttamente in Bielorussia. In particolare, si ricordano gli interventi di sostegno economico e aiuti materiali nella scuola e nell’asilo di Dubaviza e di Strukacev, nel centro diurno disabili di Karma, nell’asilo 6 del sole di Karma, nell’ospedale provinciale di Karma, tutti nella regione di Gomel. Fra le varie iniziative culturali, ricordiamo l’esibizione di artisti bielorussi a “Imola in Musica” e la partecipazione al concorso Carnevale dei Fantaveicoli. E’ stato inoltre attivato un sostegno diretto a 100 famiglie bielorusse, attraverso i buoni spesa. Da segnalare anche progetti sanitari mirati, come il sostegno a bambini malati di tumore direttamene in loco, con medicinali e altri supporti; il progetto “Nadezda”, la Casa delle coccole, il sostegno allo scambio di visite di professionalità mediche fra l’Hospice per bambini, a Minsk e l’Istituto Rizzoli di Bologna.

A testimoniare e raccontare tutta questa attività e più in generale la storia di accoglienza anche a livello nazionale, c’è anche il film “Nascono i fiori” realizzato nel 2016 dal regista imolese Mauro Bartoli.

Questo supporto è durato massicciamente fino al 2020 e anche oggi prosegue l'aiuto alle famiglie bisognose, seppur limitato dalle sanzioni in atto. Attualmente l'Associazione prosegue la propria attività, con modalità analoghe, in Moldova, nella Regione di Hincesti.

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Ultimo aggiornamento: 03-04-2026, 15:21