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Si è svolta questo pomeriggio al Teatro comunale Ebe Stignani la seduta solenne del consiglio comunale di Imola, alla presenza del Prefetto di Bologna Enrico Ricci, per celebrare l'ottantesimo anniversario delle prime elezioni comunali a Imola dopo la caduta del fascismo. Al termine della seduta, alla quale hanno partecipato alcuni tra gli amministratori e i consiglieri comunali dal dopoguerra ad oggi, è stata consegnata una pergamena a ricordo di questa ricorrenza.
Le elezioni comunali del 1946 si svolsero il 24 marzo e furono anche le prime elezioni in Italia nelle quali le donne con almeno 25 anni poterono partecipare al voto ma soprattutto poterono essere elette. Furono cinque le donne imolesi elette in consiglio comunale: Elma Baroncini, Leda Bertoni, Evelina Ciuffolotti, Lina Pelliconi e Leandra Tinti. La ricorrenza rievoca lo storico appuntamento elettorale del 24 marzo 1946, che vide un'affluenza massiccia dei cittadini imolesi (88,35%, 25.962 votanti).
La cerimonia si è aperta solennemente con l’esecuzione dell’Inno Nazionale e dell’Inno alla Gioia, affidati alla Banda musicale della Città di Imola. Sono seguiti i saluti istituzionali con gli interventi del sindaco Marco Panieri, del presidente del Consiglio Comunale Roberto Visani e del vicepresidente Nicolas Vacchi. La seduta è proseguita con la relazione curata da Giulia Galeotti, storica e giornalista de L’Osservatore Romano, gli interventi dei gruppi consiliari e il saluto del prefetto di Bologna, Enrico Ricci. Infine, ha chiuso la cerimonia la consegna delle pergamene commemorative.
L’iniziativa – il cui programma è stato realizzato con il contributo del Cidra – ha rappresentato un’occasione per ricordare una tappa fondamentale della storia italiana e invitare la cittadinanza a riflettere sul valore della partecipazione democratica e dell’uguaglianza dei diritti.
“Il 24 marzo 1946, ottant’anni fa, Imola tornava al voto e tornava alla libertà – ha sottolineato il sindaco Marco Panieri -. Lo faceva dopo vent’anni di fascismo e dopo le devastazioni della guerra, in un Paese ancora segnato dalle macerie materiali e morali, eppure già capace di esprimere una straordinaria volontà di rinascita. Quel voto non fu soltanto un passaggio istituzionale, ma fu un momento fondativo. Fu l’atto con cui una comunità, ferita, scelse di rimettersi in cammino, affidando alla partecipazione e alla responsabilità condivisa il proprio futuro. Lo dimostrano i numeri: un’affluenza altissima, quasi il 90% degli aventi diritto. Votare, in quel momento, non era un gesto ordinario. Era un atto di fiducia verso il futuro e una dichiarazione di appartenenza e di scommessa su una comunità. Questa partecipazione rappresentò un principio essenziale: il potere, in una democrazia, appartiene al popolo. Il voto è il luogo in cui la libertà individuale incontra la responsabilità collettiva. Non lo era nel 1946, quando fu riconquistato. E non lo è oggi, in un mondo attraversato da tensioni, conflitti, regressioni democratiche, in una situazione internazionale che desta sempre più angoscia e preoccupazione. In questo scenario, il fatto stesso di poter votare liberamente assume un valore che va oltre l’atto elettorale: diventa espressione concreta di libertà, di dignità, di cittadinanza. Quel 24 marzo 1946 per la prima volta, le donne parteciparono pienamente alla vita politica del Paese: votarono e furono elette. Cinque donne entrarono nel Consiglio comunale di Imola: Leandra Tinti, Lina Pelliconi, Elma Baroncini, Leda Bertoni, Evelina Ciuffolotti. Quel passaggio segnò l’ingresso delle donne nella vita pubblica non come eccezione, ma come componente essenziale della comunità politica. Già durante la Lotta per la Liberazione le donne si resero protagoniste. Quelle stesse donne che poi sono diventate Madri Costituenti e hanno partecipato pienamente alla stesura della nostra Costituzione. Si sono guadagnate il diritto di scrivere articoli fondamentali della Carta. I diritti non si consolidano da soli, ma attraverso la presenza attiva, consapevole, coraggiosa delle persone nella vita pubblica. La democrazia vive nella misura in cui viene esercitata, custodita, alimentata dalla partecipazione consapevole dei cittadini come espressione autentica di libertà e di appartenenza. A ottant’anni da quel primo voto libero, rendiamo onore a quella generazione partecipando, scegliendo, assumendoci fino in fondo il significato della nostra cittadinanza. Perché la democrazia non è solo ciò che abbiamo ricevuto. È ciò che scegliamo, ogni giorno, di essere”.
“Siamo qui oggi per celebrare gli 80 anni del primo Consiglio comunale di Imola dopo la Liberazione dal nazifascismo e del primo voto alle donne nel 1946 – ha detto il presidente del Consiglio Comunale, Roberto Visani -. Un pensiero a coloro che in questi 80 anni sono stati protagonisti della vita democratica della nostra città. Il pluralismo delle idee rappresenta l’anima di una democrazia. Di questa cultura del rispetto e del dialogo possiamo trovarne un esempio lungimirante proprio nel primo Consiglio comunale del 3 aprile 1946 che ebbe come protagonisti il Sindaco comunista Amedeo Tabanelli e l’avvocato Giacomo Dal Monte Casoni, leader della Democrazia Cristiana. Dopo aver illustrato il programma della Giunta, il sindaco Tabanelli, richiamando la regola base della democrazia, si rivolse al consiglio comunale con queste parole: "Non respingeremo nessun aiuto, non rigetteremo nessun consiglio e siamo sicuri che nessuno sacrificherà per ragioni di parte il pubblico bene. Maggioranza e minoranza pur svolgendo ognuna la sua particolare funzione opereranno unite per il bene del paese, per il bene comune". A queste parole fece eco Dal Monte Casoni che prendendo la parola disse: "la minoranza augura alla maggioranza che la sua fatica sia coronata da un successo nel superiore interesse dei cittadini, darà la propria collaborazione ed assolverà il suo compito con coscienza e spirito di civismo. Siamo ancorati su opposte sponde che però sono unite da un ponte ideale che è rappresentato dal culto della libertà e dall'amore a questa nostra Imola che vogliamo vedere risorgere più bella e più prospera che mai. Queste parole sono una lezione di stile che ci interpella ancora oggi perché il bene comune è tale quando è il bene di tutti e di ciascuno, nessuno escluso. Celebrare oggi gli ottant'anni del primo consiglio comunale vuole essere un’occasione per riaffermare un impegno: continuare a credere nella politica come strumento di speranza, di crescita, di giustizia sociale. Nella primavera del 1946 le donne furono chiamate per la prima volta al voto anche a Imola. Alle elezioni vennero elette cinque donne imolesi: Elma Baroncini, Leda Bertoni, Evelina Ciuffolotti, Lina Pelliconi, Leandra Tinti. Dal contributo di competenza e di senso di responsabilità delle donne la nostra città e la comunità nazionale hanno tratto vigore in termini di equità, di inclusione, di giustizia sociale, di diritti. La Repubblica Italiana ha saputo consolidarsi nella libertà grazie al contributo delle donne. Continuerà a farlo se continuerà a dare voce, spazio e libertà ai loro talenti”.
“Siamo qui per onorare l’8 aprile del 1946, ma per farlo dobbiamo tornare con la mente a quel 24 marzo, quando Imola - appena uscita dalle macerie e dal dolore della guerra - si riversò in massa alle urne. 88,35% - ha aggiunto Nicolas Vacchi, vicepresidente del Consiglio Comunale -. Non è solo un numero statistico. Quel dato ci racconta di un popolo che aveva fame di democrazia, che sentiva il bisogno carnale di partecipare, di contare, di ricostruire non solo le mura delle case, ma le fondamenta del vivere civile. Celebrare l'80esimo anniversario della prima elezione repubblicana significa riconoscere il coraggio di chi, allora, accettò la sfida della politica in un clima di estrema precarietà. Guardando i verbali di quel tempo - che oggi abbiamo il piacere di ricordare - vediamo una Imola che iniziava a confrontarsi attraverso il pluralismo delle idee. C’erano visioni diverse, spesso contrapposte, ma tutte unite da un unico, grande obiettivo: il bene di Imola. Come rappresentante delle istituzioni, credo che il nostro primo compito oggi sia proprio questo: recuperare quella passione civile che sapeva trasformare lo scontro in confronto, e il confronto in progresso per la città. Ma c’è un aspetto di quel 1946 che rende questa ricorrenza ancora più luminosa: il primo voto alle donne. Il primo voto alle donne in Italia fu sancito dal decreto luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, firmato da Umberto di Savoia. Con questo decreto colui che poi diventò il Re di Maggio estese il suffragio universale alle italiane sopra i 21 anni, con le prime votazioni effettive avvenute alle amministrative del 1946. Immaginiamo per un istante quelle file davanti ai seggi. Per la prima volta, le madri, le figlie e le sorelle di Imola non erano più solo spettatrici della storia, ma protagoniste attive. Quel voto non fu una “concessione”, fu un atto dovuto di giustizia. In questo teatro, oggi, vogliamo onorare le pioniere che sedettero in quel primo Consiglio. Penso a Lina Pelliconi, a Leda Bertoni, a Elma Baroncini e Evelina Ciuffolotto. Donne che hanno aperto la strada. Se oggi la nostra amministrazione può contare sull'apporto fondamentale di tante donne lo dobbiamo a quel primo "sì" espresso dentro una cabina elettorale ottant’anni fa. All’orgoglio per avere un capo del Governo donna, oggi, peraltro espressione della formazione politica cui io stesso appartengo, è però contrapposta una riflessione sulla necessità di valorizzare la figura della donna, in ruoli di vertice per le Istituzioni. Continuiamo a servire Imola con la stessa abnegazione e lo stesso rigore etico di chi, ottant’anni fa, ebbe l’ardire di sognare una città libera e sovrana. Sia questa memoria il faro del nostro agire. Viva Imola, viva la democrazia, viva la nostra Costituzione”.
Inaugurata la mostra Sebben che siamo donne… IL DIRITTO DI DECIDERE
Ha inaugurato inoltre ieri sera la mostra fotografica Sebben che siamo donne… IL DIRITTO DI DECIDERE nella sala dei Cavalieri del municipio di Imola. L’esposizione è organizzata dal Comune di Imola in collaborazione con il Circolo Fotografico Imolese. Il titolo della mostra trae ispirazione dai canti della tradizione popolare che fanno parte del repertorio delle mondine. Canti simbolo delle lotte del lavoro agricolo, dell’organizzazione collettiva delle lavoratrici e dell’emancipazione femminile.
Il percorso espositivo raccoglie opere originali che interpretano, attraverso l’obiettivo degli autori, il cammino storico e simbolico verso la piena cittadinanza. Le immagini offrono una profonda riflessione visiva sul ruolo delle donne nella società; sulle conquiste civili che hanno plasmato la democrazia italiana e sul valore della partecipazione e dell’autodeterminazione. L’iniziativa si inserisce nel più ampio ciclo di commemorazioni promosso dall’Amministrazione per ricordare alcune delle tappe fondamentali della storia democratica della città e del Paese.
Informazioni utili
Sede: Sala dei Cavalieri, Palazzo Comunale di Imola (primo piano).
Periodo: fino al 9 maggio 2026.
Ingresso: libero.
Orari di apertura
Dal lunedì al venerdì: dalle 9 alle 18;
sabato: dalle 9 alle 12.
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Ultimo aggiornamento: 09-04-2026, 09:19


