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Lotto marzo, a pochi giorni dall’8 marzo: tante ragioni in più per far sentire la nostra voce. Come Commissione Pari Opportunità non possiamo tacere di fronte a un attacco continuo e ripetuto ai diritti delle donne. Un attacco subdolo che erode diritti e alimenta le discriminazioni dirette, indirette e il gender gap. Subdolo perché spesso avviene nelle aule delle Istituzioni dove siede chi dovrebbe rappresentare le nostre istanze. Altre le priorità. I diritti delle donne costano. Noi pensiamo che dietro alle “necessità prioritarie” ci sia la volontà di riaffermare valori tradizionalisti e sessisti tesi a smantellare quel po’ di Stato di diritto ottenuto in decenni di lotte a favore delle donne. Lotte dure per sradicare una cultura sessista dura a morire. Nel nostro Paese più che in molti altri. Un conservatorismo oscuro e ottuso che ritroviamo, in dosi diverse, in tre punti più o meno evidenti all’opinione pubblica in questo periodo.

Consenso e dissenso. Due concetti opposti che spostano l’oggetto dell’accertamento del comportamento da chi commette la violenza sessuale a chi la subisce.  Si presume che il corpo delle donne sia sempre disponibile per il desiderio maschile, un territorio di conquista che evoca i vecchi miti del “un no significa sì” o del “chi tace acconsente”. La virilità del maschio è tanto più esaltata se capace di vincere le resistenze della donna desiderata. Ma capita spesso che dire NO uccide. Dire NO non è sempre possibile. La CPO da anni pone attenzione costante al tema della violenza di genere. Molte proposte avanzate, in parte realizzate, molta strada da fare per un problema che, abbiamo ribadito più volte, ha una matrice culturale e si nutre proprio della mentalità e del pensiero che sostiene la norma della senatrice Bongiorno.

Congedi parentali

La proposta di prevedere 5 mesi di congedo obbligatorio retribuito al 100% anche ai padri contro i 10 giorni attuali e di portare quello di maternità allo stesso livello di retribuzione è stata bocciata in Commissione Bilancio alla Camera. La motivazione è che non c’è la copertura finanziaria. Respinta anche la richiesta di rinvio per trovare altri fondi. La parità, la co-genitorialità per distribuire il lavoro di cura fra donne e uomini non è un obiettivo della maggioranza di Governo. Ci si allarma per il crescente calo demografico e per l’impatto sul sistema economico del Paese ma non si sostiene la scelta procreativa. Troppo rischioso per la conservazione di una mentalità patriarcale che da sempre assegna alle donne un doppio lavoro (uno dei quali a costo zero) o le vuole fuori dal mondo del lavoro perché tornino a dedicarsi ai preferibili ruoli di madre, moglie, nonna ecc. Lo spazio pubblico delle donne va ridimensionato anche al prezzo di un ulteriore invecchiamento del Paese e a dispetto delle conseguenze.

E’ in corso il lavoro per un decreto legislativo che abolisce le consigliere di parità a favore di un organismo centralizzato con sede a Roma. Ciò significa smantellare un servizio a supporto del contrasto alle discriminazioni sul lavoro istituito da una legge del 1991 e confluito nel Decreto legislativo n. 108 del 2006. Il servizio è attualmente diffuso sui territori regionali, provinciali e Città metropolitane. Se fosse approvato, gli strumenti di tutela delle donne lavoratrici contro le discriminazioni in materia di carriera, di part-time, di lavoro precario, di molestie e abusi, di conciliazione fra lavoro e famiglia sarebbero molto meno accessibili.

Come Commissione Pari Opportunità abbiamo elaborato un documento sul lavoro che affronta tutti questi temi, chiesto di aprire lo sportello della consigliera di parità anche a Imola per almeno un giorno alla settimana. Proposta accolta che arricchirà l’offerta di tutela alle lavoratrici del Circondario imolese.

Dissentiamo dalla proposta di ridimensionare un servizio importante di tutela. 

“C’è un Paese che sceglie di migliorare la condizione delle donne attraverso l’applicazione dei diritti ottenuti e il riconoscimento dei nuovi diritti necessari allo scopo. Per la parità fra i sessi e nuove opportunità di crescita economica e di investimento delle competenze e dei saperi” – dice la coordinatrice della CPO Virna Gioiellieri. “C’è un Paese che dietro dichiarazioni di facciata con cui si dichiara di valorizzare le donne e i loro diritti, schiera donne contro altre donne per conservare la cultura patriarcale e il dominio sessista, smantellando i diritti che hanno migliorato la condizione di tutte e allora come CPO l’8 marzo - Lotto marzo prendiamo la parola con lo sciopero delle donne per dare voce al dissenso. E in aprile presenteremo alla città il lavoro di questi 5 anni”.       

La Commissione Pari Opportunità
del Comune di Imola

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Ultimo aggiornamento: 03-03-2026, 17:41