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percorso di partecipazione, cultura collaborativa, la partecipazione a Imola, beni pubblici e beni comuni

Cosa si intende quando si parla di percorso di partecipazione?

Per percorso di partecipazione si intende una modalità strutturata di coinvolgimento attivo dei cittadini nelle politiche pubbliche, pensata per affiancare i meccanismi e gli strumenti decisionali tradizionali degli Enti pubblici.

Secondo questo approccio, il coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali è indispensabile per definire politiche pubbliche efficaci e inclusive. Per garantirla, le Amministrazioni coinvolgono cittadini e attori sociali ed economici in percorsi di discussione finalizzati a incidere su decisioni con ricadute collettive negli ambiti più diversi: bilancio, urbanistica, ambiente, servizi sociali ecc.

Questo tipo di percorsi è dedicato a trattare temi specifici e rilevanti per i cittadini, ha una durata determinata nel tempo e prevede il supporto di facilitatori e l’uso di metodologie di discussione che permettono a tutti di esprimere il proprio punto di vista e mirano a far emergere approcci condivisi.

L’Amministrazione che promuove un percorso di questo tipo, si impegna a sospendere ogni decisione per tutta la durata del percorso e ad esprimersi pubblicamente sui risultati, esplicitando chiaramente cosa intende o meno recepire delle indicazioni emerse.


 

Cultura collaborativa

Accanto alla partecipazione strutturata, si sono diffusi negli anni esperimenti di collaborazione e partecipazione che puntano a creare comunità attive e responsabili, promuovendo un nuovo modo di costruire le politiche pubbliche. In queste esperienze le cittadine, i cittadini e gli altri attori sociali ed economici lavorano insieme all’Amministrazione, assumendosi in prima persona responsabilità e impegno nella cura dei beni collettivi.

Queste esperienze - che fanno tesoro della collaborazione di comitati, del Terzo settore, delle associazioni e di altri attori economici e sociali - si sono sviluppate in forme e luoghi diversi [ Bologna e Mantova ] ma condividono la volontà di ripensare il modello di gestione delle città e degli spazi pubblici, mettendo a valore l’interesse e l’impegno attivo collettivi.


 

Come si è sviluppata la partecipazione a Imola

Imola ha sperimentato forme diverse di partecipazione: legate alla vita scolastica, alla dimensione di vicinato e ad altri aspetti del vivere condiviso. I due percorsi principali di partecipazione sono stati i Forum Territoriali e il Rab - il Consiglio consultivo della comunità locale legato all’impianto di cogenerazione di via Casalegno. In particolare, i Forum hanno operato come organismi consultivi “per consentire e promuovere la partecipazione dei cittadini alle scelte dell’Amministrazione Comunale in ordine ai problemi dei singoli ambiti territoriali di riferimento” (art. 2 del Regolamento dei Forum).

Nonostante l’impegno delle persone coinvolte, i Forum si sono però scontrati molto presto con una scarsa partecipazione sia in fase elettiva che in fase di consultazione e di coinvolgimento diretto. In sintesi, i Forum sembrano aver scontato i limiti di tutte quelle esperienze che hanno principalmente puntato negli anni a riprodurre organismi permanenti e fortemente strutturati. In un momento in cui la partecipazione politica e sociale pare aver ormai preso direzioni e forme nuove e alternative, i Forum si sono infatti mostrati affini nella forma e nelle rigidità a Consigli Comunali o di quartiere, ma privi di un mandato chiaro e di una cornice d’azione sufficientemente condivisa.


 

Beni pubblici e beni comuni

Secondo la teoria economica e la definizione del premio Nobel per l'economia, Paul Samuelson, le caratteristiche che distinguono i beni pubblici da quelli privati sono due: i beni pubblici possono essere simultaneamente fruiti da più individui (principio della non rivalità) e nessun individuo può essere escluso dalla loro fruizione (principio della non escludibilità).

Queste due caratteristiche, tuttavia, non fanno i conti con il vincolo costituito dalla scarsità del bene. Essendo il bene pubblico limitato, va da sé che la simultanea fruizione da parte di più utenti è soggetta ad una soglia di fruibilità, che pone limiti alla quantità dei fruitori e quindi impone condizioni di escludibilità, necessarie per evitare l’esaurimento del bene stesso o il prodursi di congestione che riduce, fino al limite di annullare, l’utilità del bene stesso.

Pubblico non è però la stessa cosa di comune: propriamente parlando il bene comune è una risorsa dalla cui fruizione non può essere escluso nessuno, pena la privazione per la persona esclusa di una componente essenziale dei suoi diritti di persona e di cittadino e si possono distinguere tre categorie di beni comuni.

Una prima categoria comprende: l’acqua, la terra, le foreste e la pesca, vale a dire i beni di sussistenza da cui dipende la vita, in particolare quella degli agricoltori, dei pescatori e dei nativi che vivono direttamente delle risorse naturali. A questa categoria di beni comuni appartengono anche: i saperi locali, i semi selezionati nei secoli dalle popolazioni, il patrimonio genetico umano e di tutte le specie vegetali e animali, la biodiversità.
Per beni comuni non s’intendono quindi solo le risorse naturali in quanto tali, ma anche diritti denominati usi civici i diritti collettivi d’uso, da parte di una determinata comunità, a godere dei frutti di quella data risorsa, . Ciò che contraddistingue sia i beni comuni sia gli usi civici è la particolare forma di proprietà e di gestione degli stessi, forma che è comunitaria, e che pertanto non è né pubblica né privata.
Contrariamente a quanto si crede, gli usi civici e le terre collettive esistono ancora e sono importanti anche nei paesi industrializzati: in Italia, ad esempio, usi civici e terre collettive ricoprono ancora un sesto del territorio nazionale.

Una seconda categoria di beni comuni comprende i beni comuni globali: l’atmosfera, il clima, gli oceani, la sicurezza alimentare, la pace ma anche la conoscenza, i brevetti, Internet, cioè tutti quei beni che sono frutto della creazione collettiva. Questi beni solo recentemente sono stati percepiti come tali, dal momento cioè in cui sono sempre più invasi ed espropriati, ridotti a merce, recintati ed inquinati, e il loro accesso è sempre più minacciato. Una terza categoria di beni comuni è quella dei servizi pubblici forniti dai governi in risposta ai bisogni essenziali dei cittadini e delle cittadine, che ovviamente variano nel tempo.
Si tratta di servizi quali: erogazione dell’acqua e della luce, il sistema dei trasporti, la sanità, la sicurezza alimentare e sociale, l’amministrazione della giustizia. I processi di privatizzazione di alcuni servizi che distribuiscono i beni comuni ne mettono a rischio l’accesso universale.

fonte: www.unimondo.org/Guide/Economia/Beni-comuni/

ultima modifica 16/08/2017 12:01 — pubblicato 14/07/2015 10:55