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Sibilla Aleramo

Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960

AREA VERDE SIBILLA ALERAMO
tra la pista ciclabile Placci e via Delle Lastre

Scrittrice e poetessa italiana.

Sibilla Aleramo , pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta "Rina", fu donna dalla personalità complessa, articolata e seducente, a 15 anni lavora come contabile nella fabbrica del padre, quando subisce violenza da un impiegato che la sposerà con un matrimonio riparatore nel 1893 e da cui avrà un figlio.

Inizia a scrivere nel 1897 per la “Gazzetta letteraria”, la rivista femminista “Vita moderna” e nel periodico, di ispirazione socialista, “Vita internazionale”.
Il suo impegno femminista si estende a costituire sezioni del movimento e a partecipare a manifestazioni per il diritto di voto e la lotta contro la prostituzione.
Trasferitasi nel 1899 a Milano le viene affidata la direzione del settimanale socialista «L'Italia femminile», fondato da Emilia Mariani, nella cui rubrica di discussione con le lettrici ricerca la collaborazione anche di intellettuali progressisti (Paolo Mantegazza, Matilde Serao, Ada Negri) e conosce Anna Kuliscioff e Filippo Turati.
Dal 1901 al 1905 collabora con la rivista “Unione femminile”, pubblicata dall'Unione femminile nazionale, di cui diventa socia nel 1906. Nel febbraio del 1902 si trasferisce a Roma e si lega a Giovanni Cena, direttore della rivista “Nuova Antologia” alla quale collabora e inizia a scrivere il romanzo autobiografico Una donna, considerato manifesto del primo femminismo. La scrittura del testo è supervisionata dal compagno di vita che le attribuisce anche lo pseudonimo di Sibilla Aleramo e che le impone tagli e modifiche per la pubblicazione. Subisce così una sorta di violenza creativa pari alla violenza un tempo subita sul corpo. In seguito intensifica le frequentazioni letterarie legandosi a storie sentimentali brevi e intense come con Vincenzo Caldarelli e Giovanni Papini e intrattenendo relazioni intellettuali con Boine, Rebora, Boccioni, Franchi, Campana.
Nel 1919 viene pubblicato il secondo romanzo Il passaggio che integra, sempre in chiave autobiografica, Una donna.
Nel 1913 conosce D’Annunzio di cui subisce l’influenza. Nel 1925 è firmataria del Manifesto crociano degli intellettuali antifascisti, scelta di cui subirà le conseguenze in termini di emarginazione e di censura. Arrestata a seguito dell’incontro con Anteo Zaniboni attentatore di Mussolini, riuscirà ad ottenere un incontro con questo, uscendone vincitrice. Le viene concesso un mensile di mille lire e un premio di cinquantamila lire dell’Accademia d’Italia.
Nel 1933 si iscrive all’ “Associazione nazionale fascista donne artiste e laureate”e con Gioie d’occasione tradotto in quell’anno in francese, vince il “Premio Latinità”.
Nel 1936 a sessant’anni, conosce il poeta ventenne Franco Matacotta con cui vive l’ennesima intensa passione e con il quale avvia nel dopoguerra la militanza nel Partito comunista. Scrive ora per “L’Unità” per “Noi Donne”; gli articoli vengono raccolti nel 1949 in Il Mondo adolescente.
Nel 1947 pubblica la raccolta di poesie Selva d’amore, tra impegno sociale e lirismo autobiografico

ultima modifica 20/06/2017 17:42 — pubblicato 20/06/2017 17:42