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Rita Levi Montalcini

Torino il 22 aprile 1909, Roma 30 dicembre 2012

AREA VERDE RITA LEVI MONTALCINI
fra via Andreini e via Casoni, prossimità palazzetto F.lli Ruscello

Di Presidenza della Repubblica, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11892465
Rita Levi Montalcini


Medico, Scienziata nel campo della neurobiologia, Premio Nobel per la Medicina

Nasce in una famiglia di ebrei intellettuali che lei stessa definisce “satura di affetti” e dove grazie al padre si respira un clima laico e da “liberi pensatori” lontano dalla rigidità degli ebrei osservanti.

Nel 1930 Rita levi Montalcini si iscrive (una delle sette donne) alla Facoltà di Medicina all’Università di Torino, dove si laurea con il massimo dei voti. Successivamente si specializza in Neurologia e Psichiatria. Le leggi razziali prima e la guerra in seguito, la costringono a rinunciare all’impegno universitario, ad emigrare e nascondersi in Belgio con il suo professore Giuseppe Levi, dove continua a studiare la struttura e le funzioni del sistema nervoso negli embrioni di pollo, in un laboratorio di fortuna allestito nella sua camera da letto.

Nel 1940 ritorna nella sua città per proseguire le ricerche e allestisce un laboratorio in casa sua. Questo periodo è il più pericoloso ma lei e la sua famiglia riescono a scampare alle deportazioni e nel 1944 entra come medico nelle forze alleate.
Nel 1947 viene invitata da Victor Hamburger, che ha letto una sua pubblicazione, a recarsi negli Stai Uniti per un incarico alla Washington University di Saint Louis che accetta per una esperienza semestrale, ma vi si ferma 20 anni. Lavora a New York e a Rio de Janeiro, presso l’Istituto di biofisica. Durante gli anni americani (’40-’60) realizza esperimenti fondamentali per lo sviluppo della ricerca sul Ngf grazie alla quale scopre l’importanza del fattore proteico nello sviluppo nervoso e per cui le verrà assegnato (unica italiana a ricevere il premio in una disciplina scientifica) il Premio Nobel per la Medicina nel 1986 a 77 anni.

Negli anni ’60 un accordo con la Washington University le consente di tornare in Italia per creare un’unità di ricerca a Roma presso l’Istituto di Sanità. Il rapporto tuttavia con la ricerca in Italia, a causa dei magri finanziamenti, è controverso. La trasformazione dell’unità di ricerca nel 1969 in un laboratorio di Biologia cellulare del Cnr non migliora la situazione. Lascia l’incarico nel 1979 per raggiunti limiti di età.
Dopo l’assegnazione del Premio Nobel, riceve numerosi riconoscimenti. Prima donna ad essere ammessa all’Accademia Pontificia delle Scienze e ad essere nominata presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani che guida dal 1993 al 1998

E’ nominata Presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Viene nominata senatrice a vita della Repubblica Italiana nel 2001. Il suo impegno per smentire l’immagine della vecchiaia che l’italiano medio coltiva in base alle sue ricerche che riscoprono la vecchiaia come ricca di nuove potenzialità e opportunità, l’impegno per le pari opportunità ed il sostegno alla ricerca scientifica come pilastri di progresso e di concreta giustizia sociale ne fecero un personaggio di assoluto rilievo anche nel dibattito politico e culturale italiano della nostra storia recente.

La Giunta prende atto che la denominazione riguarda persona che è deceduta da meno di dieci anni, pertanto richiede al Ministero dell’Interno tramite la Prefettura , di consentire la deroga alle disposizioni di cui alla L.n.1188/1927.

ultima modifica 21/06/2017 15:12 — pubblicato 21/06/2017 15:12