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Anna Maria Mozzoni

Milano, 5 maggio 1837 – Roma, 14 giugno 1920

AREA VERDE ANNA MARIA MOZZONI
sita fra il Parco della Pace e via Romagnosi

Di sconosciuto - http://www.liberliber.it/libri/m/mozzoni/ritratto.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22682619


Giornalista, attivista dei diritti civili e pioniera del femminismo in Italia.
Nata da una nobile famiglia milanese, conosce fin da bambina la discriminazione riservata alle donne: per mantenere agli studi i fratelli, la famiglia, pur risorgimentale e antiaustriaca, la rinchiude in un collegio femminile di spirito gretto e reazionario.
Uscita dal collegio Anna Maria si forma una cultura attingendo ai libri della biblioteca di casa. Tra le letture gli illuministi francesi e lombardi, i romanzieri contemporanei , Mazzini, George Sand, Fourier.
Agitatrice politica, quanto di più simile alle suffragette inglesi e americane abbia potuto produrre il mondo femminile italiano, così diverso da quello anglosassone. La sua intransigenza sulla parità fra uomini e donne le avrebbe impedito sino in fondo l’adesione ad un credo politico. E questo è il motivo maggiore dell’interesse che oggi riscuote una figura come la sua. Persegue l’emancipazione femminile con chiarezza di pensiero e azione, come obiettivo politico autonomo, che richiede una organizzazione politica altrettanto autonoma.
Nella speranza che il Risorgimento politico sia anche un risorgimento femminile, scrive “La donna e i suoi rapporti sociali”, pubblicato nel 1864. Convinta repubblicana, rimprovera a Mazzini l'idea che il posto della donna sia confinato in famiglia.
Analoghi sono i temi in “La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano”, pubblicato a Milano nel 1865 in occasione del progetto di riforma del codice civile del ministro Pisanelli.
In quegli anni nascono, su iniziativa dei circoli democratici e delle Società femminili di mutuo soccorso, alcune scuole professionali riservate alle ragazze. Nello scritto del 1866 “Un passo avanti nella cultura femminile. Tesi e progetto”, la Mozzoni ne sottolinea i limiti.
Ben prima dell’incontro con il socialismo, Anna Maria vede nel lavoro, sia il lavoro industriale delle operaie, sia quello delle professioni e dei mestieri, la chiave dell’emancipazione delle donne.
Nel 1870, dopo aver tradotto The Subjection of Women di John Stuart Mill, viene chiamata da Vincenzo De Castro a insegnare filosofia morale nel Liceo femminile «Maria Gaetana Agnesi» di Milano. Negli anni ‘70 la sua attività di pubblicista si intensifica: è la principale ispiratrice della rivista “ La donna”, fondata nel 1868, fa parte della direzione della mazziniana “La Roma del popolo”, scrive saggi e tiene conferenze. Nel 1881 fonda un’Associazione indipendente, la “Lega promotrice degli interessi femminili” che si collega al movimento socialista e sarà tra le Associazioni che nel 1892 daranno vita al Partito socialista. Nel 1883 conosce Turati e Lazzari. Nel 1888 aderisce al Partito Operaio italiano ma non aderirà al Partito socialista. Le ragioni le espone in una conferenza del 1892: i socialisti pensano che la questione femminile si risolverà da sola per effetto della soluzione economica e sociale. La Mozzoni non è d’accordo e pensa che si dovrà attendere una seconda generazione di socialisti perché in questo partito si affermi la sensibilità verso i diritti delle donne.


Si batte per tutta la vita per il voto alle donne, che considera vitale da tutti i punti di vista, presentando mozioni al Parlamento italiano nel 1877 e, nel 1906, con altre 19 donne di prestigio fra cui Teresa Labriola e Maria Montessori. Nel 1878 rappresenta l'Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne di Parigi.

L’isolamento che accompagna Anna Maria negli ultimi anni, segna anche la rottura del femminismo dei diritti, “borghese”, e l’impegno socialista sulla questione femminile, una rottura che sarà superata, in parte, solo nella seconda metà del Novecento

ultima modifica 20/06/2017 17:47 — pubblicato 20/06/2017 17:47